Brand identity, brand image o brand reputation

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Abbiamo già parlato di alcuni di questi concetti, ma non li abbiamo mai messi gli uni a paragone con gli altri. Ecco dunque, cosa cambia tra brand identity, brand image e brand reputation, comprendendo come questi aspetti interagiscano tra di loro per il successo di un’attività.

I tre aspetti del brand

In un mondo sempre più diviso tra online e offline spesso le realtà aziendali si interrogano su quali siano le possibilità del proprio marchio.

Farsi conoscere, apprezzare, vincere sulla concorrenza, sono solo alcuni degli aspetti da raggiungere.

I cambiamenti che negli anni hanno rivoluzionato il mercato, la comunicazione, la tecnologia. Hanno inoltre portato a mettere in evidenza la connessione tra i prodotti e i valori dell’azienda.

Cos’è un marchio, come viene visto e apprezzato, diventa un fattore determinante nella scelta del marchio stesso e dei suoi prodotti.

Ecco perché la gestione mirata del marchio è oggi alla base di qualsiasi attività commerciale.

Brand identity, image e reputation: definizioni e caratteristiche

Con questi termini ci riferiamo a identità, immagine e reputazione del marchio agiscono per dare valore e influenzare le vendite.

Anzitutto è bene chiarire cosa sia il brand: si tratta del complesso degli elementi visivi distintivi, dal logo allo slogan, che portano notorietà, online e offline, oltre che la soddisfazione del cliente.

Nella sua accezione relativa all’identity si fa riferimento al modo in cui un’azienda vuole essere percepita dal pubblico. Si definiscono tratti peculiari e comunicativi di una marca e stabilisce come si vuole comunicare.

Si costituisce di elementi visivi, quali logo, colori, caratteri tipografici e racchiude tutti i valori e gli obiettivi del marchio.

Tuttavia, non è scontato che gli utenti percepiscano l’azienda come questa vuole che i clienti la vedano. In questo caso, infatti, si parla di brand image.

Con questo termine intendiamo l’immagine del marchio, ossia l’insieme di tutti gli aspetti che definiscono lo stesso agli occhi del pubblico.

Qualità, valore e affidabilità raggiungono il cliente tramite l’immagine del marchio. Pertanto è proprio questa stessa immagine a suscitare sensazioni ed emozioni positive, così da influenzare le scelte degli utenti. La brand image nasce da percezioni soggettive.

Infine, arriviamo alla brand reputation, ossia alla considerazione favorevole che il pubblico accorda a un marchio, tenendo conto delle caratteristiche dello stesso e della sua capacità di rispondere alle esigenze dei clienti.

Si tratta della diretta conseguenza delle azioni dell’azienda e si manifesta con fiducia e apprezzamento da parte del pubblico.

In questo senso può variare a seconda del contesto sociale e culturale, ma il vero cuore della reputazione di un’azienda è il comportamento e l’approccio del marchio stesso. Legata alle relazioni interpersonali e alla comunicazione, la reputazione può essere facilmente veicolata attraverso il passaparola e interessi simili del pubblico target.

Le tre tipologie a confronto

Adesso che abbiamo chiare le definizioni è possibile parlare delle differenze. Anzitutto, partendo dall’identità e dall’immagine, è bene chiarire che non si tratta della medesima cosa.

I due aspetti, image e identity sono legati, ma guardano due passaggi differenti del processo comunicativo.

La brand identity coinvolge la fase di emissione del messaggio, mentre l’image indica come il messaggio sia recepito, assimilato e interpretato dal pubblico.

Se la brand identity coincide con l’immagine allora il marchio è visto esattamente come si desidera.

Immagine e reputazione vanno spesso di pari passo. Entrambi sono aspetti fondamentali nella comunicazione aziendale e dipendono da essa. Si fondano sull’idea che i clienti hanno del marchio e contribuiscono a creare unicità.

Infine, identity e la reputation possono essere viste come due passaggi di uno stesso percorso. Parliamo del percorso che, dall’essenza del marchio, porta al suo successo. Da una parte l’identità trasmette valori e obiettivi, mentre la reputation riflette emozioni e apprezzamento dei clienti nei confronti del marchio.

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Information marketing

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L’information marketing è l’insieme di attività che sono messe in atto al fine di promuovere la vendita di beni intangibili, come prodotti informativi, e il trasferimento di competenze su un determinato argomento. Questo, dunque, consente di vendere ai professionisti o esperti del settore le proprie conoscenze.

Cos’è l’information marketing

Quando si parla di information marketing si fa riferimento alle attività di promozione dei prodotti di informazione. Si tratta di prodotti digitali volti all’istruzione o al dare consigli o servire da guida nella realizzazione di un compito o attività.

Lo scopo è sopperire a un bisogno informativo, fornendo consigli a professionisti o appassionati di un settore.

L’information marketing consente di rendere note a un pubblico le conoscenze e competenze di un professionista.

Appare evidente che queste attività non si limitino unicamente alla promozione di attività online, ma sono complementari rispetto alle attività di marketing tradizionale.

Caratteristiche

Le attività di information marketing sono orientate al raggiungimento di obiettivi a breve termine, precisi e misurabili, come ad esempio l’aumento degli iscritti alle pagine social, alle newsletter, passando per l’aumento delle visite sul sito, con ultimo fine l’aumento delle vendite e il coinvolgimento di nuovi clienti.

Questa tipologia di marketing esprime appieno le sue potenzialità nel momento in cui il target è un pubblico che ricerca informazioni più che prodotti specifici.

Nell’era digitale, saper promuovere i contenuti e le proprie conoscenze, riuscendo a vendere la propria informazione online è necessario.

Come funziona l’information marketing

Per fare information marketing in maniera efficace è necessario creare, anzitutto, una pagina squeeze, ossia una pagina in cui si offre all’utente un contenuto gratuito, tramite il quale chiedere loro di registrarsi e lasciare i dati per poterlo invogliare in futuro ad acquistare il prodotto informativo che si vuole vendere.

Non appena l’utente lascia i propri dati è possibile contattarlo proponendo un’offerta personalizzata sulla base degli interessi espressi o dal profilo in questione.

L’utente interessato al prodotto viene portato su una landing page volta a fornire tutte le informazioni.

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Emotional marketing

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Marketing emozionale? Esiste e si tratta di una strategia di marketing tramite la quale il brand coinvolge il proprio target tramite le emozioni, i ricordi e le sensazioni. L’emotional marketing, questo è il termine tecnico, offre all’utente un’esperienza affine ai propri bisogni e aspettative.

Emotional marketing: di cosa si tratta

L’emotional marketing, detto anche marketing emozionale o marketing esperienziale è una branca del marketing che punta sulle emozioni.

Le sensazioni che l’utente prova sono una leva fondamentale per instaurare un legame tra brand e utente. Gli esseri umani sono fatti di emozioni e pensieri, sentimento e razionalità, tuttavia questo spesso viene meno quando si compie un acquisto. La scelta del prodotto, o del servizio, è solitamente condizionata al legame che si instaura con il brand e, dunque, si viene mossi dall’irrazionalità.

Per tale ragione delle volte un immagine, un suono o un odore rievocano emozioni e sensazioni piacevoli che spingono verso l’acquisto di un prodotto.

Si stima, difatti, che circa il 95% degli acquisti siano fatti in maniera inconscia e solo il 5% siano mossi dal pensiero razionale.

Il marketing emozionale è un modo per un brand di offrire un’esperienza unica che sia in grado di fare divertire e assecondare le aspettative che hanno i clienti.

Significa dare vita alla passione che porta i clienti e scegliere a chi affidarsi, tramite una storia trascinante e strategie ben congeniate.

Le regole del marketing emozionale

Le strategie di marketing emozionale sono fondamentali per consolidare il rapporto emotivo tra brand e consumatori. Spesso l’emotional marketing, infatti, porta lo spettatore ad analizzare scritte, simboli, forme e texture delle pubblicità a cui si è sottoposti. Ad oggi, inoltre, le aziende che non si affidano a queste strategie sono destinate a essere dimenticate.

Quando si attua questo tipo di marketing, metti le persone al centro della vendita, non il prodotto. Per fare ciò, è necessario combinare due parti: ciò che il cliente ha vissuto e le esperienze che deve ancora fare, per assicurarsi che associ il marchio a piacevoli ricordi e frammenti della sua vita passata e futura.

Tale teoria, nota come “Customer Experience Management” (CEM), è stata elaborata da Bernd H. Schmitt. Nella CEM sono uniti cinque tipi di esperienza:

  • Sense experience: ossia un’esperienza sensoriale che coinvolge i cinque sensi. L’obiettivo è creare una prima impressione ben fissa nella mente del futuro consumatore;
  • Feel experience: in questo caso si parla di un’esperienza legata alle sensazioni;
  • Think experience: qui si tratta l’aspetto cognitivo e il consumatore entra in relazione in modo interattivo con il prodotto;
  • Act experience: qui usa messaggi persuasivi che toccano i clienti a livello emotivo e fisico;
  • Relate experience: l’ultima esperienza è progettata per unire i consumatori, creare comunità e ottenere una base di clienti appassionati e fidati.

Il cliente, dunque, è al centro, così come i suoi bisogni.

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Dati radio italiane: il 2021 è stato un anno difficile?

radio italiane

A gennaio sono stati resi noti i dati di ascolti della radio italiane forniti da Ter-Tavolo editori radio. Nello specifico sono state pubblicate le anticipazioni del secondo semestre 2021.

Rai Radio: i dati

Rai Radio conferma il dato di crescita del 2021. Nello specifico, rispetto al 2019, il totale delle radio Rai iscritte al Ter segnano una crescita dell’1,75% sul quarto d’ora medio e del 4,92% sullo share totale.

Ricordiamo che i dati del 2020 non sono utilizzabili, poiché per diversi mesi la rilevazione era stata sospesa a causa dell’emergenza sanitaria.

Per ciò che riguarda i singoli canali, l’anno 2021 si chiude con un aumento per Radio 2 del 12% di share, mentre Radio 1 aumenta del 6%.

Stabile, invece, Radio 3.

Questi dati vanno considerati in una visione globale che vede le radio italiane in profonda crisi. Il calo è di circa il 3% sia nel giorno medio sia nel quarto d’ora medio.

Rai Radio scavalca RTL/Freccia e raggiunge il gruppo Gedi, ottenendo un secondo posto a pari merito.

Gedi

Il gruppo Gedi raggiunge i 34,5 milioni di ascoltatori medi della radio. Nel caso Gedi i numeri sono molto incoraggianti e confermano il trend positivo e dimostrano come la radio stia tornando ai valori pre-pandemia.

Tra le radio del gruppo Gedi, Radio Deejay vanta 4.853 mila ascoltatori nel giorno medio, con una crescita del 5% rispetto alla media del settore e 457 mila nell’AQH, una performance considerevole, soprattutto dato il contesto in cui la radio non ha potuto esprimere la sua forza nel realizzare eventi musicali e sportivi.

Importanti primati, sommati alla forza dell’emittente sui social network.

Radio Capital, invece, vanta 1,5 mila ascoltatori nel giorno medio e 136 mila nell’AQH. Risultati anche in questo caso molto positivi, dopo l’importante restyling.

Una soddisfazione che ha premiato la nuova conduzione femminile del mattino, l’informazione veloce e imparziale e musica di grande qualità.

RadioMediaset

RadioMediaset, gruppo che comprende Radio 105, Virgin Radio, R101, Radio Monte Carlo e Radio Subasio si conferma primo gruppo nazionale con il 19,4% degli ascoltatori nel quarto d’ora medio e il 36,5% nel giorno medio.

RTL 102.5

RTL 102.5 ancora una volta prima tra le radio italiane, si conferma la radio-visione più seguita d’Italia. La crescita sfida la pandemia. Alla luce dei dati Ter RTL 102.5 conquista 6,5 milioni di ascoltatori contro i 6,3 milioni precedenti.

RTL 102.5 dunque nel giorno medio rimane leader nel mercato radiofonico, distanziano la sua secondo con un milione e mezzo di ascoltatori in più.

L’aumento degli ascoltatori arriva anche da due radio-visioni del gruppo, ossia Radiofreccia e Radio Zeta. La prima segna quasi 1,3 milioni di ascoltatori e nel quarto d’ora 109 mila.

Mentre Radio Zeta aumenta gli ascolti del 20%: 717 mila contro 596mila precedentemente rilevati. Cresce anche nel quarto d’ora con 53 mila ascoltatori.

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Gamification: di cosa si tratta

gamification

Se un tempo i videogiochi erano visti che un semplice passatempo, o un hobby dal coltivare, negli ultimi decenni l’universo video-ludico ha trovato numerose implicazioni esterne, soprattutto nell’universo del marketing. Nota come gamification descrive l’applicazione di prerogative ludiche in realtà che normalmente ne sono prive o in contesti non legati al gioco.

Vediamo caratteristiche e peculiarità della gamification.

Cos’è la gamification

Col termine gamification si intende l’utilizzo di elementi provenienti dall’universo dei giochi e delle tecniche del game design, in contesti non ludici, come, ad esempio, all’interno di una strategia aziendale.

Nel marketing la ludicizzazione si utilizza per raggiungere un determinato obiettivo, come quello di divertire, motivare o coinvolgere l’utente.

Tramite tale applicazione si fidelizza l’utente al brand e si tenda di vendere un prodotto. Inoltre, si dimostra particolarmente efficace poiché rompe la monotonia della quotidianità, raramente interrotta da azioni piacevoli, come il gioco.

La gamification, pertanto, ha lo scopo di coinvolgere le persone tramite il divertimento e il gioco.

Gamification nel marketing

La gamification, come già detto, viene spesso utilizzata nelle strategie del marketing. Ciò accade grazie alla capacità di creare e appagare, desideri e bisogni umani. L’utente ha degli obiettivi da raggiungere, livelli da superare e una competizione sana con atri utenti.

Affinché una strategia di marketing, ove è applicata la ludicizzazione, sia efficace sono fondamentali tre punti principali:

  • motivazione: il processo amplifica il processo e coinvolge l’utente e lo spinge a usufruire del servizio;
  • apprendimento: la ludicizzazione spinge l’utente a inseguire un obiettivo finale;
  • libertà: l’utente viene così stimolato a partecipare, senza essere costretto.

I benefici della ludicizzazione

L’utilizzo della gamification nelle strategie aziendali di marketing è fondamentale per modificare il comportamento delle persone.

Alcuni evidenti benefici sono il consolidamento di interesse attivo da parte degli utenti coinvolti verso il messaggio che si vuole comunicare. Inoltre, si ottiene la fidelizzazione del cliente e l’acquisizione di nuovi clienti.

La gamification si può applicare a molteplici ambiti, quali il sito internet dell’azienda, la strategia social, una campagna a pagamento online. 

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Inbound marketing: definizione e caratteristiche

inbound marketing

L’inbound marketing è una strategia olistica utilizzata per coinvolgere e convertire i visitatori in clienti tramite informazioni e contenuti rilevanti e non interruttivi.

Cos’è l’inbound marketing

L’inbound marketing è un termine utilizzato per la prima volta nel 2005 ed è stato utilizzato per definire un metodo caratterizzato da una serie di attività basate sulla creazione di contenuti web di qualità. L’obiettivo è attrarre utenti verso la propria azienda, prodotto o servizio.

La metodologia inbound consiste nell’insieme di processi tramite cui un utente si trasforma in un cliente e, successivamente, in un promotore del brand o business.

Il metodo migliore per attirare potenziali clienti, senza che le strategie siano interruptive, è permettergli di conoscere e apprezzare le attività offrendo contenuti creati appositamente per loro.

Gli utenti devono rispondere a domande che soddisfano alcuni dei loro bisogni reali, così da risolvere alcune delle loro problematiche quotidiane.

Riassumendo, inbound marketing significa prima di tutto creare e distribuire contenuti di valori, rivolti a un pubblico definito.

I contenuti, dunque, sono il principale strumento di promozione.

L’Inbound Marketing non è solamente un mezzo col quale fare promozione, ma una vera e propria metodologia che copre l’intero ciclo di vita del processo d’acquisto.

La metodologia dell’inbound marketing

La metodologia inbound pone al centro il contenuto, poiché come detto è l’unico strumento che permette di attrarre l’audience di riferimento.

Per ciascuno stage del funnel inbound si rende necessaria la creazione di specifici set di contenuti perfettamente calibrati sulla fase specifica in cui si trova l’utente.

Oltre ai contenuti, chiaramente, è centrare la call to action che si mostra sempre come uno degli elementi essenziali per una strategia di successo.

Le 4 fasi della strategia

La strategia dell’inbound funnel è caratterizzata da 4 differenti passaggi.

Si parla infatti di:

  • attract o attirare: i processi di attrazione sono determinati dalla creazione di contenuti direttamente pensati per i bisogni e gli interessi del mercato. Questi vengono distribuiti in canali appositamente studiati e pensati per le richieste dei potenziali clienti;
  • convert o convertire: non appena l’utente diviene visitatore del sito, o di un’altra piattaforma web di un brand o business, l’obiettivo di conversione va portato avanti per trasformare l’utente in un lead, ottenendo informazioni specifiche. Anche in questo caso i contenuti hanno un ruolo di primo piano;
  • close o chiedere: in questo stage si trasforma il lead in un cliente acquisito. Una volta avvenuta la conversione, i brand attivano processi volti alla creazione di una relazione basata sulla fiducia e autorevolezza;
  • delight o deliziare: in ultimo si dimostra fondamentale non dimenticare i clienti e le conversioni, rendendo poi i clienti veri e propri promotori dell’azienda.

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Mobile marketing: come comunicare tramite mobile

mobile marketing

Il mobile marketing è l’insieme di pratiche che permettono alle aziende di comunicare con un pubblico raggiungibile tramite i dispositivi mobili, come cellulari e smartphone.

Cos’è il mobile marketing

Col termine mobile marketing si identificano tutte le azioni e strategie di marketing che vedono come protagonista la comunicazione mobile tramite dispositivi come smartphone, tablet e tecnologie wearable. Questa tipologia di marketing abbraccia una fascia di pubblico eterogenea per genere, età e comportamento d’acquisto. Ad oggi ricopre un ruolo chiave nei piani di comunicazione aziendale.

Appare chiaro che l’esperienza mobile sia differente rispetto a una navigazione da desktop. L’uso, le abitudini e i bisogni di navigazione degli utenti. In quest’ottica la presenza di strategie di marketing adatta così da sviluppare un piano strategico funzionale per aziende e brand.

Per potersi affacciare a questa tipologia di marketing è possibile utilizzare diverse e molteplici soluzioni. Si parte dai voice alert, ai classici SMS, dalle mail alle augmented reality. Tuttavia, sono le applicazioni e i mobile website i migliori strumenti per creare una relazione profonda tra brand e utente, sia da un punto di vista funzionale che contenutistico.

Si consiglia, solitamente di sviluppare un mobile website, che si mostra come strumento immediato che non necessita di download o problemi di compatibilità o upgrade. Ciò garantisce molti vantaggi in termini di rapporto costi/benefici, questo infatti consente di comunicare a un’ampia reach tramite piattaforme con costi sostenuti.

Al contrario, non sempre è necessario che un brand abbia una mobile app.

Strategie di mobile marketing

Per poter utilizzare al meglio il mobile marketing è possibile far riferimento a numerose strategie, tra cui: QR Code Marketing; SMS Marketing; App Marketing e Native Mobile Advertising.

QR Code Marketing

Il QR Code Marketing è una strategie di mobile marketing che prevede l’utilizzo di un QR code decodificabile tramite l’utilizzo di un dispositivo mobile. È possibile utilizzarli per la promozione di un nuovo prodotto. Il potenziale cliente può scegliere di raggiungere il prodotto attraverso il proprio smartphone e l’utilizzo di un QR code.

SMS marketing

Col termine SMS Marketing si fa riferimento alle strategie di marketing caratterizzate dall’invio di SMS contenenti promozioni o offerte riservate agli iscritti di un dato database. Utilizzare il mobile marketing per coinvolgere nuovi contatti può essere una soluzione a basso costo se il coinvolgimento dei nuovi contatti avviene attraverso referral: i contatti esistenti vengono incentivati a promuovere l’azienda o il servizio presentando nuovi contatti con benefit per entrambi.

App marketing

Le campagne di App Marketing funzionano tramite notifiche push he coinvolgono l’utente a partecipare a concorsi a premi, a rispondere a domande o a prendere parte a iniziative organizzate da brand.

Nella declinazione di app adv si trovano forme di banner in app, interstitial ads e reward ads che accompagnano l’utente durante la sua navigazione.

Native Mobile Advertising

Il Native Mobile Advertising  al contrario della pubblicità tradizionale è meno invasivo e si adatta al contesto in maniera camaleontica.

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Return on investment: il ROI

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Il return on investment, noto come ROI, è un indice di redditività che misura la capacità dell’impresa di impiegare le risorse a disposizione e misura la redditività corrente del capitale investito nella gestione.

L’indice ROI si rivela particolarmente utile per confrontare tra loro i rendimenti derivanti da forme diverse di investimento.

ROI: di cosa si tratta

Il return on investment, ossia il ROI, è traducibile come indice di redditività del capitale investito o tasso di rendimento degli investimenti. Questo esprime indicazioni sulla redditività della gestione operativa d’impresa, rappresentata come percentuale annua di rendimento sul capitale investito.

Il ROI è uno degli indicatori di redditività. Questi sono indicatori finalizzati alla valutazione tra l’equilibrio economico aziendale e alla misurazione delle capacità dell’azienda di produrre reddito e generare risorse.

Appare chiaro che il ROI sia uno degli indici di bilancio più utilizzati. Questo può essere calcolato non solo a livello aziendale, ma anche a livello di business.

Il return on investment è calcolabile tramite il rapporto tra il reddito operativo (RO) e il capitale investito (CI). Pertanto, più è alto l’indicatore più la campagna si definisce redditizia.

Il capitale investito si indica come attivo operativo. L’attivo operativo usato nella formula è calcolato come la media dell’attivo operativo tra inizio e fine esercizio.

Formula per calcolare il ROI

Il valore del ROI viene espresso in percentuale.

Esemplificando, se un’azienda ha un return on investment del 10% significa che per ogni 100 euro investiti nell’attività operativa si genera un rendimento annuo del 10%, ossia 10 euro di reddito operativo.

Problematiche del return on investment

Sono presenti alcune critiche relative all’utilizzo del return on investment. Difatti, in una campagna sono coinvolti differenti canali e non si dimostra facilmente attribuibile un guadagno a uno specifico canale.

Inoltre, gli acquisti si mostrano come frutto di lunghe operazioni e molti prodotti possono essere acquistati più di una volta.

Inoltre, alcune campagne non fruttano nell’immediato e soprattutto nei canali offline la misurazione del ROI è molto più complessa.

Nonostante quanto appena espresso, il ROI resta uno strumento importante per un’azienda, soprattutto quando si parla di marketing.

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Festa della donna: come festeggiano i brand l’8 marzo

festa della donna

Come ogni anno e quasi come per ogni occasione, i brand propongono iniziative, sconti e messaggi promozionali volti alla celebrazione delle giornate di festa. Anche quest’anno, in occasione della Festa della donna, per sensibilizzare su questioni di genere, imprenditoria ed empowerment femminile, le aziende hanno ideato campagne ad hoc.

Le iniziative dei brand per la Festa della donna

Nell’ultimo periodo è apparso piuttosto chiaro che la Festa della donna, come tante altre ricorrenze, rappresenti un’occasione per promuovere nuove attività comunicative dei brand, studiate appositamente per l’occasione.

La Giornata internazionale della donna, nello specifico, è un’imperdibile opportunità.

Gli ultimi anni hanno confermato che la Giornata internazionale della donna è un’occasione ghiotta per attività comunicative dei brand, studiate apposta per l’occasione. Queste mirano a far riflettere su importanti tematiche legate a questioni di genere.

In vista della Festa della donna 2022 i brand hanno già lanciato alcune iniziative, anche se sarà nella giornata di domani, 8 marzo, che si scopriranno anche le altre.

Appare chiaro che non sia necessario un giorno in particolare per trattare di gender gap o di imprenditoria femminile, ma la Festa della donna è un prezioso momento per condividere contenuti che focalizzino l’attenzione su questi e altri temi.

Il messaggio di Manila Grace

Per celebrare le donne, il noto brand di abbigliamento, Manila Grace, punta tutto sull’amore. Si tratta, difatti, dell’amore “delle donne per le donne, ma soprattutto per loro stesse”.

Manila Grace ha ideato un’attività comunicativa che veicola il messaggio “Be (body) positive!”. Si tratta di un corto motivazionale, girato da cinque donne di età, stili, tratti somatici differenti. Queste donne, tramite i loro racconti, rappresentano se stesse su uno specchio, scrivendo una frase che le identifica con un rossetto proprio del brand.

Alexa per la Festa della donna

Alexa, l’assistente vocale Amazon, ha un’iniziativa pensata apposta per la Festa della donna. L’assistente vocale dà il via a una comunicazione che partirà l’8 marzo. Verrà lanciato il progetto “Donna del giorno” e da martedì 8 marzo, in poi, Alexa racconterà ogni giorno la storia di una donna italiana che si è distinta in un campo. Si parlerà di Margherita Hack, Bebe Vio, Rita Levi Montalcini, Chiara Ferragni, Raffaella Carrà, Samantha Cristoforetti e tante altre.

Per ascoltare i racconti sarà necessario chiedere Alexa, qual è la donna del giorno?

Per quanto riguarda ulteriori iniziative promosse dai brand sarà sufficiente attendere sino a domani e scoprire cos’hanno ideato per la Festa della donna 2022.

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Tone of voice: quanto è importante il tono di voce

tone of voice

Il tone of voice è fondamentale per la comunicazione di un brand. Il tone of voice è letteralmente il tono di voce che si vuole dare alla comunicazione, in accorso con l’identità della marca.

Questo definisce il carattere e la personalità che si vogliono costruire attorno a un prodotto o a un brand.

Tone of voice: di cosa si tratta

Nell’universo della comunicazione online, definire il cosiddetto tone of voice è uno step fondamentale per una strategia di marketing vincente e ben strutturata. Il tono di voce può, infatti, essere inteso come una particolare modalità di presentazione dei vantaggi offerte da un dato prodotto e degli argomenti correlati.

Il tono di voce può essere delle volte spiritoso, ironico, trasgressivo o ancora sensuale.

Letteralmente, dunque, ha l’obiettivo di dare un tono personale al brand, così da mostrare un immagine precisa al pubblico di riferimento.

All’interno di un ambiente digitale, che esclude la comunicazione non verbale, ogni elemento del messaggio deve essere trasmesso con attenzione e con un corretto tono di voce, in armonia con tutti i contenuti creati e con l’identità della marca.

Nel mondo online è fondamentale focalizzarsi non solo su quello che si comunica, ma anche e soprattutto su quello che gli utenti percepiscono.

Proprio per tale ragione il tone of voice si mostra come elemento imprescindibile di una copy strategy ed è dunque applicabile a tutta la comunicazione pubblicitaria.

Come dar vita al proprio tone of voice

In fase di costruzione di un brand o di un’identità aziendale, è fondamentale costruire un tono di voce che sia in linea con la comunicazione che si vuole trasmettere ai clienti. È essenziale quindi stabilire con accuratezza cosa dire e soprattutto come dirlo, infondendo il proprio carattere unico in ogni elemento utilizzato per esprimere il messaggio desiderato.

Ci sono alcuni passi indispensabili da seguire per dare vita al proprio tono di voce. I cinque più importanti riguardano:

  • la definizione del target;
  • lo stile del linguaggio;
  • la differenziazione;
  • la chiarezza dei propri valori;
  • il set di regole che guideranno il lavoro.

Appare pertanto fondamentale identificare i valori che caratterizzano il brand, il messaggio che vuole essere veicolato, che non può, in alcun modo, contrastare con la comunicazione del brand. Il target, poi, è l’elemento fondamentale da tenere in considerazione. A chi ci si rivolge, l’età, il sesso, la professione e l’inquadramento sociale. Sono tutti elementi che determinano il tone of voice. Infine, è bene rispettare la coerenza con i punti citati e con il resto della comunicazione. Non può, infatti, essere comunicato un messaggio con un tono e un altro con un tono differente.

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