Dati radio italiane: il 2021 è stato un anno difficile?

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A gennaio sono stati resi noti i dati di ascolti della radio italiane forniti da Ter-Tavolo editori radio. Nello specifico sono state pubblicate le anticipazioni del secondo semestre 2021.

Rai Radio: i dati

Rai Radio conferma il dato di crescita del 2021. Nello specifico, rispetto al 2019, il totale delle radio Rai iscritte al Ter segnano una crescita dell’1,75% sul quarto d’ora medio e del 4,92% sullo share totale.

Ricordiamo che i dati del 2020 non sono utilizzabili, poiché per diversi mesi la rilevazione era stata sospesa a causa dell’emergenza sanitaria.

Per ciò che riguarda i singoli canali, l’anno 2021 si chiude con un aumento per Radio 2 del 12% di share, mentre Radio 1 aumenta del 6%.

Stabile, invece, Radio 3.

Questi dati vanno considerati in una visione globale che vede le radio italiane in profonda crisi. Il calo è di circa il 3% sia nel giorno medio sia nel quarto d’ora medio.

Rai Radio scavalca RTL/Freccia e raggiunge il gruppo Gedi, ottenendo un secondo posto a pari merito.

Gedi

Il gruppo Gedi raggiunge i 34,5 milioni di ascoltatori medi della radio. Nel caso Gedi i numeri sono molto incoraggianti e confermano il trend positivo e dimostrano come la radio stia tornando ai valori pre-pandemia.

Tra le radio del gruppo Gedi, Radio Deejay vanta 4.853 mila ascoltatori nel giorno medio, con una crescita del 5% rispetto alla media del settore e 457 mila nell’AQH, una performance considerevole, soprattutto dato il contesto in cui la radio non ha potuto esprimere la sua forza nel realizzare eventi musicali e sportivi.

Importanti primati, sommati alla forza dell’emittente sui social network.

Radio Capital, invece, vanta 1,5 mila ascoltatori nel giorno medio e 136 mila nell’AQH. Risultati anche in questo caso molto positivi, dopo l’importante restyling.

Una soddisfazione che ha premiato la nuova conduzione femminile del mattino, l’informazione veloce e imparziale e musica di grande qualità.

RadioMediaset

RadioMediaset, gruppo che comprende Radio 105, Virgin Radio, R101, Radio Monte Carlo e Radio Subasio si conferma primo gruppo nazionale con il 19,4% degli ascoltatori nel quarto d’ora medio e il 36,5% nel giorno medio.

RTL 102.5

RTL 102.5 ancora una volta prima tra le radio italiane, si conferma la radio-visione più seguita d’Italia. La crescita sfida la pandemia. Alla luce dei dati Ter RTL 102.5 conquista 6,5 milioni di ascoltatori contro i 6,3 milioni precedenti.

RTL 102.5 dunque nel giorno medio rimane leader nel mercato radiofonico, distanziano la sua secondo con un milione e mezzo di ascoltatori in più.

L’aumento degli ascoltatori arriva anche da due radio-visioni del gruppo, ossia Radiofreccia e Radio Zeta. La prima segna quasi 1,3 milioni di ascoltatori e nel quarto d’ora 109 mila.

Mentre Radio Zeta aumenta gli ascolti del 20%: 717 mila contro 596mila precedentemente rilevati. Cresce anche nel quarto d’ora con 53 mila ascoltatori.

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Infodemia: di cosa si tratta

infodemia

Con il termine infodemia si indica la circolazione esagerata e incontrollata di notizie relative a un particolare argomento, così com’è accaduto con l’epidemia da Covid-19. In generale, si tratta di argomenti di cronaca, crisi socio-politche o ancora guerre. Questi rendono difficile per i cittadini l’orientamento in merito e che causano una controproducente disinformazione.

Definizione di infodemia

L’espressione infodemia deriva dall’italianizzazione di infodemic, un termine inglese derivato dalla crasi tra information ed epidemic. Il termine venne utilizzato per la prima volta per indicare l’epidemia di informazioni figlia dell’emergenza SARS del 2003. Da allora si parlò di infodemia come l’insieme di fatti, voci non confermate e teorie del complotto.

Secondo l’enciclopedia Treccani, l’infodemia si definisce come:circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

Come identificare i sintomi di un’epidemia dell’informazione

La coniazione del termine infodemia richiama, direttamente, una responsabilità condivisa delle pandemie di informazioni nate nei momenti di crisi.

Pandemie, epidemia, catastrofi naturali, guerre o attacchi terroristici sono momenti di grande confusione, dove diversi soggetti vogliono far sentire la propria voce. Autorità, istituzioni, politici ed esperti del settore sentono il dovere e la necessità di dare la propria opinione su ciò che sta accadendo. Ciò causa profonda confusione nelle menti dei cittadini.

La molteplicità delle voci, infatti, è permessa dalla presenza di mezzi di comunicazione come i social. Questi media consentono un accesso facilitato all’informazione, privo di barriere all’ingresso e in grado di rendere possibile la disintermediazione.

Inoltre, è bene chiarire che l’infodemia è differente da una semplice information overload. Infatti, si tratta di una sovrabbondanza non solo di notizie, ma anche di fonti e voci credibili.

E ancora, per restare alle ragioni che rendono l’infodemia in parte diversa da altre forme tipiche di disinformazione, si sottolinea anche che non è sempre sinonimo di post-verità o di fake news . La sovrabbondanza di informazioni può sì contenere un gran numero di notizie false, ma non sono indispensabili perché si possa parlare di infodemia. Difatti, anche le notizie vere, ufficiali e affidabili, se in quantità maggiore, sono sufficienti per creare infodemia.

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L’importanza della pubblicità nel mondo del marketing

marketing e pubblicità

Marketing e pubblicità sono due facce della stessa medaglia. Rappresentano due aspetti fondamentali all’interno della crescita di un brand, poiché, per quanto forte possa essere l’identità di un marchio, l’unico modo per ampliare davvero rete di contatti e target di un’azienda, è la pubblicità.

Marketing e pubblicità: un rapporto fondamentale

I modi per fare pubblicità sono potenzialmente infiniti. Utilizzare ogni mezzo di comunicazione esistente per far conoscere un prodotto o un servizio è sicuramente un ottimo punto di partenza. Dalla radio, alla televisione, dall’organizzazione di eventi, all’utilizzo di internet e dei social media. Questi sono solo alcuni dei mezzi a disposizione per farsi conoscere e far sì che si parli della propria azienda.

Proprio per questo si può affermare che la pubblicità sia il mezzo di marketing più utilizzato per attirare clienti. Quest’ultima, da sempre, ha un forte e decisivo impatto visivo, e non, sul quotidiano di tutti i consumatori.

Tuttavia, è bene chiarire che le due pratiche non rappresentino l’una il sinonimo dell’altra. Infatti, il marketing è il complesso delle tecniche il cui obiettivo è porre merci e servizi a disposizione del consumatore in un dato mercato nel tempo, luogo e modo più adatti, ai costi più bassi per il consumatore e nello stesso tempo remunerativi per l’impresa. La pubblicità in tal senso, utilizza i dati raccolti dal marketing per far conoscere l’azienda e aumentarne la visibilità. Difatti è errato pensare che lo scopo primario della pubblicità sia l’incremento delle vendite. In realtà si tratta principalmente in un’estensione della rete di contatti dell’azienda stessa.

Appare chiaro che immediatamente successiva all’estensione della rete di contatti seguirà un incremento delle vendite, ma questo è solo un passaggio secondario.

Come fare una buona pubblicità

Assodata l’importanza della pubblicità, è bene comprendere quali sono i precetti fondamentali per realizzare una buona pubblicità.

Primo fra tutti, è importante conoscere il pubblico di riferimento, così da adattare al meglio la pubblicità tenendo conto di età, esigenze, gusti, etc.

Successivamente dev’esser definito luogo e modalità della pubblicità. Anche in questo caso la scelta si basa sui clienti che vogliono essere raggiunti.

Infine, tramite la pubblicità, viene creata una vera e propria immagine del prodotto, o servizio, che si commercializza. Spesso questo avviene anche tramite uno slogan che sia breve e d’impatto e possa restare fisso nella mente degli spettatori.