La Personalizzazione è il Futuro del Marketing (E Genera Ricavi fino al 15%)!

Siamo entrati nell’era del marketing predittivo.

Personalizzare non significa più solo chiamare il cliente per nome in una newsletter: oggi vuol dire anticipare i suoi bisogni, intercettare i suoi micro-momenti e offrire esperienze cucite su misura, grazie a dati e intelligenza artificiale.

I Numeri Parlano Chiaro

Secondo lo studio “The Personalization Imperative” di Boston Consulting Group, le aziende che adottano una personalizzazione avanzata possono ottenere un aumento dei ricavi compreso tra +5% e +15%.

E questo non vale solo per l’eCommerce o il B2C: l’effetto è trasversale, soprattutto nei settori ad alto coinvolgimento come energia, telecomunicazioni, viaggi, salute, finanza e assicurazioni.

<h2 “=””>Cosa Significa Personalizzazione Avanzata Oggi?

La personalizzazione moderna non è più solo “mostrare il prodotto giusto al momento giusto”, ma:

  • Predire le intenzioni del cliente attraverso segnali digitali

  • Orchestrare esperienze omnicanale coerenti

  • Adattare l’offerta e la comunicazione in tempo reale

  • Segmentare dinamicamente grazie a machine learning

È un passaggio da “customer journey” a “customer moment”.


Il Ruolo della Data Strategy e dell’AI

L’Intelligenza Artificiale è il motore che abilita questo cambio di passo. Ma senza una data strategy solida, i modelli non funzionano. Le aziende che vedono risultati sono quelle che:

  1. Raccogliendo dati zero-party e first-party

  2. Li attivano in tempo reale su tutti i touchpoint

  3. Allenano algoritmi per suggerire, prevedere, adattare


Casi d’Uso Concreti

  • Una telco che ottimizza le offerte in base alla propensione alla disdetta

  • Un eCommerce che mostra prodotti diversi in base al meteo locale

  • Una banca che offre credito pre-approvato nel momento giusto, senza che il cliente lo chieda

Takeaway Operativi

 Investi in CDP (Customer Data Platform) per unificare i dati
 Lavora con team trasversali: marketing, IT, sales, legal
 Testa, misura, ottimizza: non esiste una personalizzazione efficace senza A/B testing

 

 

Domande Frequenti (FAQ)

Che cos’è la personalizzazione nel marketing?

La personalizzazione consiste nel creare esperienze, messaggi e offerte su misura per ogni cliente, basandosi sui suoi comportamenti, preferenze e dati storici.

Quanto può aumentare i ricavi la personalizzazione?

Stando allo studio di Boston Consulting Group, può portare un incremento dei ricavi tra il 5% e il 15% per le aziende che investono in strategie avanzate.

Quali sono gli strumenti chiave per una personalizzazione efficace?

  • Customer Data Platform (CDP)

  • Algoritmi di machine learning

  • Sistemi di recommendation

  • Segmentazione dinamica

  • Marketing automation omnicanale


Come inizio a implementare una strategia di personalizzazione?

  1. Raccogli e centralizza i dati clienti

  2. Crea segmenti dinamici

  3. Progetta journey personalizzati

  4. Integra l’AI per ottimizzare in tempo reale

  5. Misura e migliora


Conclusione

Il futuro del marketing non è più “di massa”: è iper-personalizzato, predittivo e data-driven. Le aziende che lo hanno capito stanno già guadagnando terreno. E tu, sei pronta/o a fare il salto?

Brand advertising tra web e spot TV: come cresce un business

Brand Advertising, perché accresce il business di un'azienda

Brand advertising

Se si pensa al suo significato letterale, ‘advertising’ fa riferimento al verbo inglese che indica l’azione di ‘avvertire’, ‘rendere noto’. Viene da sé quindi che il Brand Advertising è quel ramo del marketing attraverso cui le aziende si impegnano a promuovere e a far conoscere – a una determinata platea – il proprio brand, i propri prodotti o i propri servizi. Si parla di promozione in termini certo economici, ma anche strategici e creativi. Un fattore fondamentale che permette a una strategia di advertising di funzionare è la scelta accurata dei mezzi a cui destinare le proprie pubblicità. L’online e l’offline, infatti, oggi convivono e si richiamano a vicenda: da una parte, lo spot pubblicitario può indurre l’ascoltatore a effettuare una ricerca più approfondita sul web. Dall’altra parte, un annuncio Google può portare l’utente a visionare il prodotto in-store. 

Brand advertising: il web

Negli ultimi anni si sono fatte spazio fra le strategie di marketing delle aziende, fino a diventarne un elemento imprescindibile. Quello di cui non si può proprio fare a meno nel Brand Advertising è, infatti, il web: le forme pubblicitarie figlie delle nuove tecnologie rientrano nel cosiddetto Digital Advertising e consentono, in pratica, di catturare l’attenzione di un pubblico più mirato. Certo, relativamente ai costi che in questi mezzi il brand ha deciso di investire. A seconda del canale utilizzato, cambieranno anche i formati e le strategie utilizzate:

  • Dispay Advertising: si tratta della pubblicità su banner che popolano, di solito, i siti web. Una forma di pubblicità che consente di intercettare gli utenti durante la loro normale esperienza di navigazione. 
  • Search Advertising: la pubblicità su Google. Consiste in campagne a pagamento che permettono di intercettare le cosiddette keyword. Cioè proprio le parole che gli utenti digitano su Google per trovare quello che stanno cercando. In questo caso, infatti, il vantaggio è quello di attirare utenti vagamente interessati al proprio prodotto o servizio.
  • Social Advertising: le pubblicità sono ricolate tramite i social media. In questo caso, il pubblico è targettizzabile in base agli interessi, all’età e alla provenienza.  
  • Native Advertising, cioè i contenuti sponsorizzati e visibili all’interno di un sito web. Ne sono un esempio gli articoli sponsorizzati che sempre più spesso si trovano nelle testate online: il vantaggio è quello di non risultare troppo invasivi per gli utenti. 

Spot TV e Advertising tradizionale

Tra i formati pubblicitari da valutare per far sì che un Brand Advertising funzioni, ci sono sicuramente quelli tradizionali. O cosiddetti offline. 

  • Spot pubblicitari in TV o radio, da sempre i mezzi attraverso cui si raggiunge un’audience maggiore.
  • Pubblicità su stampa.
  • Gli out-of-home: si tratta della pubblicità esterna, che può comprendere manifesti, insegne, totem, cartelloni e simili. 

Perché il Brand Advertising serve alle aziende

Nessuno saprebbe, oggi, immaginare un mondo senza advertising. Annunci, campagne, sponsorizzazioni, spot TV: sono tutte facce di una stessa medaglia. Elementi indispensabili per un brand che voglia accrescere il proprio business, partendo dalla propria brand awareness. Raggiungere gli obiettivi pubblicitari, d’altronde, significa aver convertito al meglio il proprio investimento e apportato benefit all’azienda. In termini di immagine e notorietà di marca, ma anche di stimolo all’acquisto e ampliamento del proprio target di riferimento. 

Noi mettiamo la nostra esperienza nell’ambito del Digital Advertising e della realizzazione di spot TV e radio a disposizione delle aziende che vogliono far crescere il proprio business. Contattaci per una consulenza gratuita.

Trend 2023: le tendenze del marketing per il nuovo anno

Trend 2023

Trasformazione omnichannel e progettualità di Intelligenza Artificiale guidano gli scenari dei trend 2023 per la comunicazione e il marketing strategico dei brand. 

Trend 2023: sostenibilità, crisi energetica, inflazione

Abbiamo sentito parlare spesso, soprattutto nel corso degli ultimi mesi, di sostenibilità e crisi climatica. Quelle che si presentano come le grandi emergenze del nostro tempo, in questo anno sono state aggravate dagli eventi globali che hanno fermato e cambiato il mondo intero. Pandemia e conflitto in Ucraina, infatti, ci hanno portato a fare i conti con un’inflazione diffusa e con una crisi energetica che ha messo in difficoltà molti Paesi. 

In questo contesto, la sfida per il marketing è, innanzitutto, quella di comunicare i valori del brand in modo credibile. Trasparenza, coerenza e concretezza sono asset fondamentali a cui le aziende non possono più rinunciare per comunicare il proprio valore e vendere i propri servizi.

Trend 2023: le tendenze del marketing

In un quadro così complesso, il marketing si apre a scenari e tendenze nuovi e sfidanti. I trend 2023 puntano a un’attenzione maggiore all’innovazione, all’autenticità e ai contenuti.

Marketing Technology e Automation

L’innovazione fa passi da gigante anche nel marketing e questo significa più strumenti da parte delle organizzazioni. Presupposto necessario per garantire oggi una Customer Experience sempre più personalizzata: mai come ora la tecnologia offre infatti nuove opportunità per le aziende di migliorare la propria immagine e costruire relazioni significative con i clienti.

Fra i trend 2023, la novità è rappresentata dall’entrata in scena di nuovi attori. La potenza dei dati personalizza le esperienze degli utenti digitali e finalizza il consumatore. Una relazione che parte dalle innovazioni tecnologiche come Big Data e dall’automazione dei processi. 

Esperienze omnichannel

Quello dell’Omnicanalità è un trend 2023 che mantiene la sua rilevanza, malgrado in Italia faccia ancora fatica ad affermarsi. Secondo l’Osservatorio Omnicanalità del Politecnico di Milano, nel 2022 solo il 6% delle imprese ha implementato una strategia avanzata, nonostante i vantaggi ormai conclamati. Il 98% di chi vive un’esperienza interamente omnicanale si dichiara infatti pienamente soddisfatto.

Creare una Omnichannel Customer Experience (OCX) resta dunque una priorità per le aziende che vogliono rimanere competitive. I clienti hanno a disposizione una varietà di modi per interagire con i marchi mai vista in precedenza e si muovono attraverso di essi disegnando percorsi non lineari, che è necessario conoscere e mappare in una vista unica. Le persone nei loro acquisti sono sempre più veloci, volubili e volatili, il che significa meno fedeli.

I brand più all’avanguardia hanno investito molto per offrire ai clienti esperienze innovative attraverso i molteplici canali fisici e digitali, con il risultato che oggi il livello delle attese è più alto che mai. Gartner con un sondaggio ha rivelato che il 75% dei consumatori ha cercato online informazioni su un marchio precedentemente sconosciuto durante gli acquisti e solo il 15% dichiara di essere fedele a un determinato marchio familiare.

Intelligenza Artificiale

Se ne parla da anni, ma oggi l’Intelligenza Artificiale è una realtà consolidata, che spesso utilizziamo senza neanche rendercene conto.

In ambito smart retail, in particolare, le applicazioni sono diverse e non solo per i big. Nei trend 2023, i nuovi strumenti di Advanced Analytics potenziati da Intelligenza Artificiale e Machine Learning aiutano a valorizzare meglio le informazioni che i clienti lasciano nei vari punti di contatto, fisici e digitali. Permettono di effettuare azioni di marketing più efficaci e personalizzate, stimolando upselling e crosselling. I vantaggi sono concreti: migliori performance di vendita, miglior Customer Lifetime Value, più fidelizzazione ed engagement del cliente, maggiore frequenza d’acquisto e scontrino medio più alto.

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Brand Loyalty: come costruire la fedeltà alla marca

Brand Loyalty: come costruire la fedeltà alla marca

La Brand Loyalty è la preferenza del consumatore a un brand specifico. Rappresenta quell’atteggiamento positivo nei confronti della marca che spinge il cliente a favorirla rispetto alle altre della stessa categoria. Oggi il Web offre nuove opportunità per le aziende di migliorare la propria immagine e costruire relazioni significative con i clienti.

Brand Loyalty: perché è importante per un brand

La Brand Loyalty misura in altre parole la possibilità, da parte del consumatore, di cambiare marca all’interno di una determinata categoria di prodotto. La fedeltà al brand deriva da un sentimento positivo percepito nei confronti di quel marchio. Si dimostra concretamente nelle preferenze di acquisto, orientate in prevalenza e in prima battuta sempre verso prodotti e servizi della stessa marca. È chiaro quindi che la Brand Loyalty rappresenta per un’azienda un fattore decisivo di fidelizzazione e determina la ripetizione dell’acquisto. 

Costruire e coltivare la Brand Loyalty, al livello più alto, assicura dunque che il brand non sia una semplice commodity. Permette inoltre di sapere cosa ispira la fedeltà al marchio (o cosa allontana i clienti): una conoscenza decisiva per prendere decisioni più intelligenti sulla strategia da adottare. 

I gradi della Brand Loyalty: la piramide di Aaker

La fedeltà alla marca non è sempre uguale e a strutturare i diversi livelli di Brand Loyalty c’è la piramide di Aaker, che individua i gradi fedeltà degli acquirenti.

Al livello più basso della piramide – e quindi al livello più debole di fedeltà alla marca – ci sono gli switchers, gli acquirenti infedeli. Non sono fedeli a nessun marchio, perché per loro il brand ha un ruolo marginale nella decisione di acquisto mentre sono rilevanti altri fattori quali convenienza, prezzo e comodità. Non hanno alcun problema a cambiare marca, da cui il termine inglese.

Al gradino superiore ci sono invece gli acquirenti abituali (satisfied or habitual buyers). Si tratta di persone che acquistano il marchio per abitudine, appunto, essendone soddisfatti e non avendo particolari motivi per cambiare. Sono però vulnerabili dalle offerte dei concorrenti, perché nel caso di benefici addizionali non avrebbero difficoltà a cambiare.

Ancora più su ci sono i satisfied buyers with switching costs, cioè gli acquirenti soddisfatti (anche) per motivi di costo, non solo economico. Sono clienti che non hanno motivi di insoddisfazione verso un brand o i suoi prodotti che possano provocare un cambiamento, anche e soprattutto a causa delle barriere che rendono faticoso questo switch. Se però i brand concorrenti riescono a soddisfare le condizioni richieste o proporre dei benefici addizionali, potrebbero effettivamente tradire il brand.

Al penultimo livello ci sono i consumatori brand likersamici del brand. L’acquirente inizia ad essere un appassionato di quella marca, sviluppando un’affinità basata soprattutto sull’emozione (e quindi senza possibilità di spiegare razionalmente questa preferenza), e lo dimostra preferendolo alle altre alternative per associazioni e percezione di alta qualità.

Alla cima della piramide della brand loyalty troviamo i clienti coinvolticommitted buyers, che hanno un’elevata fiducia nella marca, praticamente una fede incrollabile (la allegiance), al punto da raccomandare il brand ad altri clienti. 

Come aumentare la fedeltà al brand

Sono fattori come le esperienze, i valori legati all’associazione e la percezione del marchio a guidare la Brand Loyalty. E quindi a spingere i clienti ad acquistare da quell’azienda in maniera indipendente dal prezzo o dai competitor. Finché la qualità del prodotto e il livello di servizio fornito rimangono gli stessi, i clienti fedeli al marchio sentiranno poco il bisogno di controllare la concorrenza. In questo senso, la fedeltà al marchio è meno rischiosa della fedeltà del cliente.

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KPI aziendali: cosa sono i Key Performance Indicators

KPI aziendali: cosa sono i Key Performance Indicators

L’efficacia con cui un’azienda raggiunge i propri obiettivi è misurabile attraverso valori chiave che ne indica le prestazioni complessive. I KPI aziendali, Key Performance Indicators, sono infatti indispensabili nella valutazione del raggiungimento di quanto prefissato.

KPI aziendali: cosa sono

I KPI aziendali, Key Performance Indicators, rappresentano l’insieme degli indicatori chiave di prestazione aziendale. Sono solitamente espressi con valori numerici e servono a misurare i progressi che l’azienda ha fatto nel percorso di raggiungimento di determinati obiettivi. Valutare le prestazioni di un business significa infatti raccogliere e analizzare alcuni dati, numeri che indicano l’efficienza del piano strategico con cui si è scesi in campo. 

Nel processo di innovazione tecnologica e digitalizzazione dei processi di marketing a cui stiamo assistendo, si rende ancora più necessario lo studio che quantifica le prestazioni di un’azienda nel tempo. Questo il motivo per il quale l’individuazione delle metriche e degli indicatori che misurano l’efficacia delle proprie azioni è un’operazione oggi imprescindibile per qualsiasi attività.

KPI aziendali: come individuarli

Innanzitutto, la scelta dei KPI aziendali avviene a più livelli. Un’azienda deve infatti considerare Key Performance Indicators di alto livello quei KPI che si concentrano sulle prestazioni complessive dell’intero business. Gli indicatori di basso livello sono KPI che misurano invece i processi dei singoli reparti che compongono l’azienda. Da quello vendite a quello marketing, passando per le risorse umane, customer care e altri: ogni dipartimento avrà le proprie metriche che ne misureranno l’efficacia. Troppo spesso però le aziende tendono ad adottare gli indicatori chiave standard, presi indiscriminatamente dal proprio contesto. Questa scelta rende il tracciamento degli stessi un’attività poco connessa con le proprie specificità e di conseguenza non in grado di fornire informazioni pienamente utili, che influiscano positivamente sulle scelte da compiere, siano esse strategiche che più strettamente operative.

L’individuazione dei KPI deve quindi rispettare la singolarità della struttura che compone la propria azienda. Si tratta di indicatori sempre pertinenti con l’attività che si compie, aggiornati, di facile fruizione.

Potrebbe essere utile ricordare che 

  • Ogni indicatore KPI deve avere una misura. 
  • Gli indicatori hanno obiettivi che rispondono alla misurazione precedentemente individuata. Definisci range di obiettivi e soglie.
  • I KPI hanno frequenze di misurazione diverse: non perdere di vista il confronto con le metriche che hai scelto. 

KPI Marketing: esempi

KPI Marketing: quali sono gli esempi concreti di KPI aziendali utili al monitoraggio delle attività di marketing?

  • Costi di marketing per contatto o lead.
  • Numero di segnalazioni sull’azienda nei media all’anno.
  • Numero di follower nei social network (Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn).
  • Posizionamento SEO nei motori di ricerca.
  • Numero contatti dal web.
  • Numero nuove lead.
  • Quantità di telefonate a freddo o recall.
  • Numero mail di presentazione inviate.

I KPI saranno dunque i tuoi migliori alleati nel raggiungimento dei tuoi obiettivi principali, il modo in cui misurerai la tua crescita e le tue attività. Che tu abbia una startup in avvio, un’azienda o che tu sia il responsabile di un progetto, dovrai necessariamente essere in grado di comprendere i dati e come questi si traducono in prestazioni aziendali

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Buyer personas o i clienti tipo di un’azienda

buyer personas

Definire le buyer personas è utile alle aziende per rendere agevoli e performanti i lavori di personalizzazione dei contenuti nella strategia. Le buyer personas sono definizioni di rappresentazioni fittizie dei clienti tipo di un’azienda. Una buyer personas si realizza e si profila sulla base di dati raccolti tramite sondaggi o interviste: una modalità che porta a tenere conto di caratteristiche socio-demografiche, ma anche comportamentali e psicografiche. In sintesi, si tratta della rappresentazione generalizzata del cliente ideale di un’azienda, una sorta di punto di partenza per identificare i potenziali clienti.

Cos'è una buyer personas

Quando si parla di buyer personas si definiscono dunque archetipi e modello di utenti che risultano dall’analisi di insight degli stessi consumatori e utenti dell’azienda, del brand o del marchio.

Si tratta dunque di partire da uno studio dei clienti reali per orientare poi le reali strategie di business e marketing. Queste condurranno verso il coinvolgimento, la conversione e, in ultimo, la fidelizzazione dei nuovi acquirenti. Gli insight, infatti, riportano informazioni personali, espressioni utilizzate, modi di dire e di acquistare. Tutte le informazioni raccolte e analizzate consentono di dar vita a questi modelli sui quali i marchi profilano le strategie di marketing e posizionamento.

Per dar vita a un buyer personas esistono dei template già predisposti che aiutano a seguire una traccia che incanali tutte le caratteristiche utili per la definizione del cliente tipo.

I dati da raccogliere

Nella raccolta dei dati per la costruzione delle rappresentazioni del cliente o dell’utente ideale di un sito si va dalle informazioni più personali a quelle che invece riguardano più nello specifico l’eventuale rispostaapproccio o preferenza del cliente tipo nei confronti di un prodotto, un sito o un’azienda. I primi sono i dati socio-demografici, ossia i dati che consentono di empatizzare con le buyer personas. Danno loro una forma, un volto, un’identità precisa. Si tratta di informazioni come il sesso, l’età, la provenienza, il livello di istruzione, occupazione e reddito.

Si fa poi riferimento ai dati psicografici, i tratti della personalità, gli atteggiamenti, i modi di pensare e di dire tipici di una persona. Oltre ai tratti caratteriali preponderanti, bisogna chiedersi anche quali possono essere paure, ansie frustrazioni. Si pensi a un’azienda che produce giocatoli e all’importanza di identificare le maggiori preoccupazioni dei genitori per i loro figli.

In aggiunta, vanno raccolte le motivazioni, le priorità e i bisogni che portano i clienti a cercare una data soluzione, a risolvere un problema. Un altro importante elemento da analizzare nel dettaglio è la percezione che i clienti hanno del marchio o dei relativi prodotti.

Su che criteri puntano i diversi clienti o utenti per le decisioni di acquisto? Sapere cosa spinge i consumatori a scegliere un brand a scapito di un altro è di grande importanza per le aziende, perché permette non solo di capire quali sono i vantaggi che rendono il proprio prodotto essenziale per un determinato target, ma anche le problematiche che fanno sì che esso preferisca la soluzione offerta da un competitor.

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Co-marketing e i benefici per le aziende

co-marketing

Parlare di co-marketing significa fare riferimento al rapporto di collaborazione tra due o più imprese, o tra più aziende. Si tratta di un rapporto utile a sfruttare le peculiarità e le risorse complementari delle parti in questione. Il fine è quello di ottimizzare tutti gli investimenti ed essere il più appetibili possibile sul mercato agli occhi dei consumatori.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cos'è il co-marketing?

Innanzitutto va specificato che il termine si presenta come abbreviazione di cooperative marketing. Il co-marketing, dunque, è una collaborazione che si instaura tra più imprese. Questo rapporto collaborativo è generalmente regolamentato da un contratto. Tutti coloro che sottoscrivono il contratto si impegnano nella realizzazione di progetti comuni al fine di crescere in modo complementare.

Nella comunicazione e nelle promozioni in co-marketing sono mantenuti visibili i loghi delle due imprese ed entrambe ne traggono un vantaggio.

Caratteristiche del rapporto di marketing cooperativo

Come accennato, il rapporto di cooperative marketing prevede un impegno reciproco tra le aziende. Questo vale per un preciso arco temporale e per specifici aspetti. Come ogni contratto, chiaramente, prevede delle clausole e condizioni da rispettare affinché il rapporto vada a buon fine.

Gli obiettivi possono essere comuni o complementari, oppure autonomi, ma compatibili.

Co-marketing o partenership?

Appare evidente che parlare di co-marketing significhi far riferimento a uno dei tanti tipi di partnership che possono stabilire tra di loro le aziende.

Definire il marketing cooperativo è un processo che si basa sul livello di intensità che caratterizza i rapporti tra imprese. Proprio per tale ragione, si differenzia dalle altre forme di partnership perché presuppone una relazione meno intensa tra i partner e un tempo ridotto.

Un ulteriore differenza riguarda la percezione del consumatore. Il cliente finale infatti spesso non percepisce il legame tra le due aziende.

Nel caso di alcuni accordi di fornitura, distribuzione e licensing che spesso non sono noti al consumatore imprese. 

Tipologie di marketing

  • Co-marketing di prezzo: due aziende decidono di vendere prodotti o servizi diversi in abbinamento offrendo al consumatore di ottenere un vantaggio di prezzo.
  • Co-marketing di distribuzione: prevede prodotti o servizi di un’impresa sono distribuiti attraverso i canali di vendita di un’altra.

E ancora:

  • Co-marketing di prodotto o servizio: la realizzazione di un prodotto o un servizio avviene in collaborazione tra due diversi brand.
  • Co-marketing di promozione: due realtà imprenditoriali che entrano in contatto e in accordo per promuoversi l’un l’altra.

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Chatbot per aziende: il futuro del customer service?

Chatbot per aziende, il futuro del Customer Service

Simulare il comportamento umano durante le conversazioni e interagire con l’utente per via testuale o vocale è da anni ormai realtà. Si chiamano chatbot e nel tempo hanno conquistato diversi campi di applicazione, diventando parte dell’esperienza quotidiana di un numero ogni giorno più considerevole di utenti. Chat per aziende: qual è il loro ruolo nel marketing aziendale?

Chatbot per aziende: cos’è

Un chatbot è un software capace di interagire e conversare con un utente. Ma anche di comprenderne le intenzioni e di rispondere secondo le linee guide definite dal campo di applicazione in cui agisce. È infatti l’Intelligenza Artificiale ad aiutare questo sistema a capire il contesto e il tono della conversazione. Il meccanismo, infatti, sembra essere cumulativo: più si va avanti nella conversazione tra uomo e macchina e più la seconda dovrebbe essere in grado di riconoscere le parole più pertinenti e, quindi, fornire risposte utili all’interazione.

Il chatbot è un programma che, a differenza delle app, non necessita di essere scaricato sul proprio dispositivo e non interrompe l’esperienza dell’utente. Anzi, alla base del suo successo, c’è proprio la capacità di rendere più totalizzante l’experience. Chatobot per aziende: dal customer service al customer facing, i brand scelgono la facilità d’uso e la rapidità dei sistemi di risposta automatica. L’analisi e il monitoraggio sono poi anch’esse fasi essenziali, che permettono di raccogliere insight preziosi ai fini del miglioramento dell’esperienza utente.

Chatbot per aziende: campi di applicazione

Se il chatbot per aziende rappresenta oggi una strategia che prende piede nei settori più disparati, i campi di applicazione sono tanti. 

Il customer service. Quello del servizio clienti è forse il campo più esplorato, anche grazie alle rivoluzioni nate dalla consapevolezza dell’importanza di rendersi accessibili in ogni momento e in ogni luogo. Numerosi studi dimostrano come una buona percentuale di utenti preferisca rivolgersi alle aziende tramite sistemi di messaggistica e chat. In questo contesto è facile comprendere come i chatbot svolgano un ruolo decisivo e funzionale per la customer care aziendale.

Il customer facing. Uno degli ambiti di maggiore applicazione dei chatbot aziendali è quello dedicato alla creazione di punti di contatto tra azienda e consumatore all’interno del customer journey. Il viaggio dell’utente nella sua esperienza di acquisto comprende infatti sempre più tappe e un servizio non specificatamente dedicato alla fase pre o post vendita rende più proficuo il rapporto tra brand e cliente.

La comunicazione interna. Nella routine quotidiana di un’azienda o di un’organizzazione ci sono infatti diversi processi che richiedono tempo e che se automatizzati attraverso chatbot potrebbero risultare più efficienti. 

Come creare chatbot funzionali

Cosa bisogna tenere bene a mente prima di creare un chatbot per aziende?

  • Determinare il proprio target. Definire chi userà il chatbot è di fondamentale importanza per stabilire poi tono di voce, temi e persino l’ipotetico set di domande e risposte.
  • Scegliere il canale. Anche sapere quale sarà l’ambiente in cui il chatbot agirà tra Pagina Facebook, SMS o sito aziendale, serve a definirne i contenuti. 
  • Identificare i compiti. La funziona che il chatbot dovrà avere nei confronti degli utenti è essenziale per la stesura dei contenuti. 

Inutile specificare che, prima di essere rilasciato, un chatbot dev’essere testato in tutte le sue funzioni. 

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Campagna Advertising: una strategia di successo passa dalla pubblicità

Campagna Advertising: una strategia di successo passa dalla pubblicità

Campagna Advertising

Una Campagna Advertising è il mezzo che ti permette di raggiungere gli utenti potenzialmente interessati al tuo prodotto o servizio. Si tratta di una campagna pubblicitaria che ottiene risultati migliori rispetto a un insieme scoordinato di annunci. Tutti i messaggi sono infatti costruiti pensando a un unico obiettivo e conservano elementi di continuità e riconoscibilità. 

Sono diversi gli strumenti e i mezzi di comunicazione di massa che oggi possono essere utilizzati per la creazione di una campagna pubblicitaria. Dagli annunci in giornali agli spot televisivi e radiofonici fino ad arrivare al web, ogni piattaforma ha delle peculiarità che richiedono conoscenze e competenze specifiche. L’incremento del budget investito in pubblicità e l’aumento dei brand che investono in digital advertising sono dati ormai accertati. 

Campagna Advertising: pubblicità è strategia

Alla base di una qualsiasi Campagna Advertising di successo c’è una strategia di comunicazione ben precisa. La strategia definisce alcuni fattori essenziali, propedeutici alla fase creativa che darà vita alla serie di annunci pubblicitari. Non cominciare mai un viaggio senza averne prima studiato il percorso in ogni minimo dettaglio. 

Definisci l’obiettivo. Analizzare le variabili del caso e porre l’attenzione su quello che si vuole raggiungere sono punti di partenza fondamentali che non puoi tralasciare. Scegliere un obiettivo piuttosto che un altro può fare una grande differenza all’interno dell’economia di un progetto adv, a cominciare dalla quantità di risultati ottenuti, passando per il tempo necessario per ottenerli e giungendo al costo per singolo risultato. 

Hai chiaro a chi ti stai rivolgendo? L’individuazione del proprio target di riferimento è un’attiva imprescindibile, di cui una strategia di comunicazione non può proprio fare a meno. Nel caso specifico di una campagna pubblicitaria, il target è quell’insieme di persone che hanno caratteristiche comuni che rispecchiano la tua idea di potenziali clienti.

Scegli il posizionamento della tua campagna. Se un tempo la scelta era limitata e comprendeva televisione, radio e giornali, oggi puoi veicolare la tua campagna in spazi pubblicità decisamente più ampliati. Il web e i Social Network hanno infatti aperto a una nuova serie di opportunità. La strategia più funzionale, in ogni caso, è quella che seleziona solo i posizionamenti che si ritengono più idonei e per i quali si riescono a creare creatività ad hoc. 

Quanto budget hai destinato per le tue campagne pubblicitarie? Prima di partire con la tua serie di annunci adv, ricorda di definire quanto hai deciso di investire in questa attività. La definizione del budget e la programmazione sono elementi essenziali per portare a termine con successo una campagna.

Puoi passare alla creazione dei contenuti. La creatività sarà strettamente legata agli elementi fin qui elencati. Dovrai effettuate la scelta del contenuto in base al tuo obiettivo, al canale che hai scelto, al target e al budget che hai destinato alla campagna. Dalle creatività emozionale a quelle informative, dai a ogni adv il contenuto giusto.

Online Adv: la nuova frontiera dell’advertising

Quando la pubblicità passa dai canali digitali, si parla di Online Advertising. Col tempo, questo genere di campagna advertising ha conquistato una posizione importante nelle strategie di marketing dei brand. Un incremento dato dall’importanza che il mondo del web ha oggi nella vita di ognuno di noi. La pubblicità in rete ti permette quindi di costruire la presenza online della tua attività, oggi imprescindibile per ogni brand. 

Più degli altri canali, la digital advertising offre la possibilità di creare una comunicazione personalizzata sulla base delle preferenze di acquisto e di comportamento degli utenti. Dai banner, al search, ai canali social, la pubblicità che viaggia in rete può assumere caratteristiche e formati diversi ed è testabile e misurabile. 

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Inbound marketing: il cliente al centro

inbound marketing

Tutte le attività che brand e aziende mettono in campo per riuscire a essere visibili agli occhi dei propri potenziali clienti fanno capo a una specifica modalità d’azione. Si tratta dell’inbound marketing, la strategia che guarda alla creazione di un contenuto unico, che attiri e focali l’attenzione dell’utente su un determinato prodotto o servizio.

Inbound marketing: cos’è

Utilizzato da HubSpot per la prima volta, ci si riferisce oggi all’inbound marketing per definire quella serie di attività che hanno come fine la creazione e realizzazione di contenuti web di qualità. L’azienda statunitense produttrice di software aveva già individuato nel 2005 l’importanza di un nuovo metodo di comunicazione che mettesse al centro le esigenze degli utenti. Operazione da compiere attraverso la costruzione di un contenuto di qualità, in grado di soddisfare quelle esigenze. 

Quel che è certo, allora, è che il contenuto resta il re indiscusso del web. Nell’inbound marketing, la tecnica vincente consiste nella creazione di contenuti speciali e unici. Una vera e propria strategia mirata che ha il fine di coinvolgere e convertire gli utenti in clienti.

L’Inbound Marketing non è solamente un mezzo col quale fare promozione, ma una vera e propria metodologia che copre l’intero ciclo di vita del processo d’acquisto.

Il metodo inbound marketing

Esiste dunque un vero e proprio metodo inbound e consiste in quella tecnica di compravendita che ha la capacità di captare il momento opportuno. Cogliere l’attimo in cui fornire all’utente contenuti, prodotti e servizi nel posto giusto. Per la HubSpot, l’inbound marketing aveva come fine quello di riuscire a catturare l’interesse degli utenti, intercettando le preferenze e i gusti. È così che questa metodologia scandisce le fasi d’acquisto degli utenti, dando maggior rilevanza a quelle tappe che man mano lo avvicinano alla vendita. Lo fa attraverso particolari strumenti, sia pubblicitari che di comunicazione e analisi dei dati. Oltre ai diversi canali de digital marketing: social media, blog, siti, motori di ricerca etc. 

In questo senso, si definiscono fasi di vendita le tappe che compongono il ciclo di vita di un acquisto e che accompagnano il potenziale cliente in questo sua journey. Per ciascuno stage del funnel inbound, si rende necessaria la creazione di specifici set di contenuti perfettamente calibrati sulla fase in cui si trova l’utente. Oltre ai contenuti, centrare la call to action è sempre come uno degli elementi essenziali per una strategia di successo.

Le 4 fasi della strategia

La strategia dell’inbound funnel è caratterizzata da 4 differenti passaggi.

Si parla infatti di:

  • Attract o attirare: i processi di attrazione sono determinati dalla creazione di contenuti direttamente pensati per i bisogni e gli interessi del mercato. Questi vengono distribuiti in canali appositamente studiati e pensati per le richieste dei potenziali clienti.

  • Convert o convertire: non appena l’utente diventa visitatore del sito, o di un’altra piattaforma web di un brand o di un business, l’obiettivo di conversione va portato avanti per trasformare l’utente in un lead, ottenendo informazioni specifiche. Anche in questo caso i contenuti hanno un ruolo di primo piano.

  • Close o chiedere: in questo stage si trasforma il lead in un cliente acquisito. Una volta avvenuta la conversione, i brand attivano processi volti alla creazione di una relazione basata sulla fiducia e autorevolezza.

  • Delight o deliziare: in ultimo si dimostra fondamentale non dimenticare i clienti e le conversioni: i clienti diventano veri e propri promotori dell’azienda.

Tra le attività che rientrano al 100% nell’inbound marketing, ci sono le campagne programmate con Google Ads, la piattaforma pubblicitaria che fa parte alla suite di Google. L’obiettivo di Google Ads è, appunto, quello allineare gli utenti al prodotto che stanno cercando. 

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